Crioconservazione

La crioconservazione è una tecnica, normalmente finalizzata a un trattamento di PMA, che prevede la conservazione a temperature estremamente basse delle cellule sessuali (spermatozoi e ovociti) e degli embrioni, al fine di mantenerne più a lungo la loro vitalità “bloccando” il loro potenziale di fertilità, per poterli utilizzare in un momento successivo.

typ_img_1
Crioconservazione

Se ne parla sempre più spesso anche in relazione al cosiddetto social freezing e come strumento di possibile preservazione della fertilità in caso di terapie oncologiche.

Oggi, nella maggior parte dei casi si segue il protocollo della vitrificazione sia in fase di congelamento sia per lo scongelamento, mentre in passato si faceva riferimento al protocollo definito del ‘congelamento lento’.

+Crioconservazione di spermatozoi
La crioconservazione di gameti maschili, introdotta negli anni 60 del secolo scorso, è una procedura riconosciuta come metodo di conservazione del seme da utilizzarsi nell’ambito di un trattamento di Procreazione Assistita, sia esso seme del partner o seme donato, oltre che per la preservazione della fertilità maschile nel caso di terapie oncologiche, vasectomie o trattamenti chirurgici.

La crioconservazione di seme è una componente importante della gestione delle problematiche  di fertilità e la corretta esecuzione della tecnica sembra influenzare l’outcome dei trattamenti di fecondazione assistita: l’uso di crioprotettori appropriati al momento del congelamento e l’utilizzo delle tecniche e delle tecnologie di trattamento del seme al momento dello scongelamento sembrano avere grande impatto sulla possibilità di prevenire la frammentazione del DNA spermatico, incrementando la sopravvivenza del seme congelato e le possibilità di gravidanza (Human Sperm Cryopreservation: Update on Techniques, Effect on DNA Integrity, and Implications for ART. Di Santo M, Tarozzi N, Nadalini M, Borini A., Adv Urol. 2012;2012:854837).

+Crioconservazione degli ovociti
Normalmente si ricorre alla crioconservazione degli ovociti dopo una stimolazione ovarica, per evitare di ripetere il procedimento nel caso in cui il trattamento di PMA non vada a buon fine o nel caso di rischio di iperstimolazione. Oltre a queste indicazioni cliniche, si ricorre alla crioconservazione anche in caso di autoconservazione di gameti, che rendono possibili utilizzi successivi dei gameti, se non si ritiene di essere nelle condizioni di provare a cercare la gravidanza immediatamente (il cosiddetto social freezing), sia in caso di terapie  oncologiche o di trattamenti chirurgici,che potrebbero minare il potenziale riproduttivo della donna.

Gli ovociti che sono stati crioconservati vengono sempre fecondati con microiniezione (metodo ICSI), indipendentemente dalla qualità del campione seminale. A causa del congelamento, infatti, si verifica un indurimento della membrana esterna dell’ovocita (zona pellucida) che potrebbe impedire la penetrazione da parte dello spermatozoo.

+Social Freezing
Sempre più spesso si sente parlare di Social Freezing o di Social Egg Freezing, espressione che indica il congelamento degli ovociti in giovane età o comunque in un momento nel quale si ha ancora la condizione ‘adatta’ per ricercare immediatamente una gravidanza (non si ha un partner stabile, si intende dare la priorità ad altri ambiti della vita della persona e non alla famiglia, si è in una fase di ‘concentrazione’ sul percorso professionale).

Attualmente, infatti, le coppie cominciano a formare una famiglia più tardi rispetto al passato, ma la fertilità femminile non è cambiata in modo analogo: raggiunge il suo picco tra i 20 e i 25 anni, con un primo, sensibile calo dopo i 35, e non è raro che il momento in cui si comincia a cercare un figlio coincida con quello in cui compaiono le prime difficoltà nel concepimento.
In alcuni paesi sta diventando un ‘servizio’ o un benefit offerto alle dipendenti di alcune grandi aziende e negli stati uniti lo si ‘regala’ alle diplomate al termine del College.

In Europa, e in Italia il punto di vista complessivo su queste tematiche è decisamente diverso, ma è importante e utile sapere che si può ‘congelare’ il proprio potenziale riproduttivo, o almeno i gameti, al momento di una migliore condizione dell’apparato riproduttivo, potendo quindi ovviare alle problematiche date da ovociti di donne di età più matura.

I motivi per cui vi si ricorre possono essere diversi: le donne che vi ricorrono hanno però in comune il desiderio di garantirsi una chance di maternità futura. Congelare e conservare i propri ovociti diventa così una risorsa per il futuro, più o meno prossimo.

Chi decide di intraprendere questo percorso, si sottoporrà, dopo un colloquio con il medico che la seguirà, ad una stimolazione ovarica, per indurre la produzione di un numero adeguato di ovociti. Si procederà poi al prelievo ovocitario (pick up), in seguito al quale si procederà alla valutazione degli ovociti. Quelli che presentano un grado di maturazione adeguato (metafase II) vengono crioconservati in azoto liquido fino al momento in cui saranno scongelati per essere fecondati.

+Preservazione della fertilità
La crioconservazione offre una speranza di futura genitorialità anche per chi rischia di vedere la propria capacità riproduttiva compromessa da interventi chirurgici, chemioterapie o altri tipi di patologie o problematiche, quali ad esempio la sindrome di menopausa precoce.

Prevenire le problematiche future e informare i pazienti delle possibilità di mantenimento della fertilità offerte dalle tecniche di crioconservazione è importante anche dal punto di vista psicologico: giovani adulti o ancora in età adolescenziale che devono affrontare patologie oncologiche sono probabilmente aiutati dall’idea di poter sperare in una vita familiare potenziale che può contemplare la genitorialità, una volta sconfitta la malattia, battaglia sulla quale possono concentrarsi, senza avere anche il pensiero della futura maternità o paternità negata.

Si crioconserva a questo fine seme, ovociti e, benchè ancora in via ancora sperimentale, anche tessuto ovarico.

Le pazienti che intraprendono il percorso della crioconservazione ovocitaria si sottoporranno, dopo un colloquio con il medico che le seguirà, ad una stimolazione ovarica, per indurre la produzione di un numero adeguato di ovociti. Si procederà poi al prelievo ovocitario (pick up), in seguito al quale si procederà alla valutazione degli ovociti. Quelli che presentano un grado di maturazione adeguato (metafase II) vengono crioconservati in azoto liquido fino al momento in cui saranno scongelati per essere fecondati.

+Crioconservazione embrioni

La crioconservazione degli embrioni è stata messa a punto negli anni ’80, per ottimizzare l’utilizzo del materiale biologico che si rende disponibile in ciascun prelievo ovocitario, contribuendo ad aumentare le percentuali di gravidanza cumulativa.

Allo stato attuale della legislazione italiana, la crioconservazione degli embrioni è consentita nei casi previsti dalla legge 40/2004 rivisti alla luce della sentenza 151/2009 della Corte Costituzionale.

Nell’93-97% dei casi gli embrioni sopravvivono allo scongelamento, e le attuali percentuali di gravidanza arrivano ad equipararsi ai risultati ottenuti con le tecniche a fresco (vedi Registro Pma, 12° report sull’attività dei centri di PMA in Italia- Dati 2016 / Report 2018)